Il centro storico è ricco di storia e di siti artistici. La piazza del Comune si presenta con uno scenario unico a livello artistico. Domina la piazza, innanzi alla fontana trecentesca Sturinalto, il Palazzo del Podestà. La struttura è a ponte tutta in pietra, con arco a sesto acuto. La piazza anticamente era detta Platea Magna, era il centro politico e il fulcro della città.
In piazza è possibile ammirare anche il Palazzo dei Chiavelli, trecentesca sede dei signori Chiavelli, signoria cittadina fino al 1435.
Rilevante il cinquecentesco Palazzo Vescovile, che era anticamente sede dei Priori. Al suo fianco si innalza la Torre Civica.
Fabriano è anche città d’arte, significativi i cicli pittorici presso la Cattedrale di San Venanzio, il ciclo sulla Passione di Cristo di Orazio Gentileschi, tra i maggiori artisti del ‘600 e gli affreschi di Allegretto Nuzi del ‘300 su San Lorenzo presso la cappella gotica.
A San Nicolò, importante la tela del San Michele Arcangelo del Guercino, artista emiliano di gusto classico tra i protagonisti del periodo barocco.
Il Teatro Gentile da Fabriano, del 1884, è uno dei più importanti delle Marche dal punto di vista acustico. L’interno ed il sipario sono impreziositi dai dipinti di Luigi Serra. L’ingresso del teatro è in stile neoclassico. Il sipario è costituito da un dipinto simbolico del trionfo di Gentile da Fabriano, con effetti di colore e controluce notevoli. Gentile, pittore nato a Fabriano, tra i più significativi del tardo gotico.
A circa 200 m dall’hotel, troviamo l’Oratorio di Santa Maria Maddalena, della Pia Università dei Cartai, qui rilevante la tela d’altare raffigurante la Maddalena penitente di Orazio Gentileschi, patrona dei Cartai.
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Piazza del Comune con la fontana Sturinalto
La piazza anticamente era detta Platea Magna poiché era il centro politico della città fin da quando nacque. Con diversi monumenti che sono stati realizzati nell’arco temporale che va dal medioevo al barocco e racchiudono le peculiarità di queste forme d’arte.
Il primo monumento che si incontra, o meglio quello che spicca maggiormente, è la fontana al centro della piazza, detta Sturinalto, che vuol dire fontana che& spinge l’acqua verso l’alto.
Il consiglio cittadino, durante il XIII secolo, decise di erigere al centro della piazza del Comune una fontana che andasse a riflettere il potere civico e politico. L’opera fu costruita nel 1285 da Jacopo di Grondalo, che per progettarla si ispirò alla Fontana Maggiore che era già presente a Perugia, costruita un decennio prima.
La parte nord è completamente occupata da una struttura duecentesca che era il Palazzo del Podestà e che è ancora oggi il simbolo della città. Venne fatto costruire a partire dal 1255 in un punto simbolico: ovvero il punto in cui si incontravano i due nuclei abitati originari del luogo e i quattro quartieri principali da cui aveva avuto origine la città.
A differenze degli edifici circostanti, in cui spicca il rosso dei mattoni con cui sono costruiti, questo edificio è stato realizzato in pietra bianca. Caratteristico il voltone che si nota sulla facciata principale, che era stato ideato poiché nel momento della costruzione sotto ci passava un rivolo di fiume. Sotto la volta è possibile ammirare gli affreschi di Ventura di Francesco ancora in parte conservati. Nella zona est della piazza è possibile ammirare il Palazzo del Comune, che fu costruito intorno al 1350. Era la sede dei signori Chiavelli, che comandarono sulla città fino al 1435. Dal suo cortile è possibile accedere al Teatro Gentile da Fabriano.
Il lato sud è invece occupato dal cinquecentesco Palazzo Vescovile, che era anticamente sede dei Priori. Al suo fianco si innalza la Torre Civica di Fabriano. Il loggiato San Francesco, è costituito da 19 archi e sovrasta la piazza del comune. Molto suggestivo il corridoio prospettico che si viene a creare una volta sotto i portici. Venne progettato nel’400 dall’architetto Rossellino con rifacimenti fino al ‘700.
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Pinacoteca Civica Bruno Molajoli
Presso l'Opedale del Buon Gesù, struttura del 1456 vi è La Pinacoteca civica “Bruno Molajoli” si compone di due collezioni: quella storica, che raccoglie capolavori provenienti da chiese e abbazie di Fabriano e dintorni dal 1200 al 1700. Allegretto Nuzi, il maestro di Campodonico, il Maestro di Staffolo, il Maestro di Sant’Agostino, Gentileschi, Antonio da Fabriano, il Cades, Maestro dei Magi, Donatello con il San Pietro Martire, ecc…
All’interno la collezione arte del ‘900 la Casa di Ester
Riconoscimento ad Ester Merloni che amò l’arte e che con la sua passione arrivò a possedere una prestigiosa collezione che aveva allestito presso la sua abitazione. La collezione è stata donata dalla Famiglia al Comune di Fabriano ed esposta presso la Pinacoteca Civica “B. Molajoli” di Fabriano costituendo la sezione di Arte Moderna e Contemporanea. La Collezione comprende opere dei più grandi esponenti dell’arte del ‘900 italiano, da Burri a Boldini, da Balla a Capogrossi, da De Pisis a De Chirico, ma anche Savinio, Manzù, Dorazio, Fontana, Arnaldo Pomodoro, Afro Basaldella, Quirino Ruggeri, Edgardo Mannucci, Turcato e altri ancora.
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Teatro Gentile
Il Teatro Gentile di Fabriano si presenta come un vero e proprio scrigno e tesoro d’arte oltre che uno dei più belli, eleganti e funzionali teatri delle Marche e del Centro Italia. Risale al 1884 uno dei più importanti teatri delle Marche anche dal punto di vista acustico. La platea è a ferro di cavallo, quattro sono gli ordini di palchi con un loggione, separati da fasce decorate con motivi vegetali e grifi realizzati dal fabrianese Luigi Samoggia.
L’interno ed il sipario sono impreziositi dai dipinti di Luigi Serra del 1880, Il sipario è costituito da un dipinto simbolico del “trionfo di Gentile da Fabriano” con effetti di controluce. L’ingresso è in stile neoclassico, la capienza è di circa 700 posti. Il teatro è stato inaugurato nel maggio 1884 con la rappresentazione dell’Aida di Giuseppe Verdi. L’impatto visivo quando si entra è di alta suggestione, per la sua eleganza ed effetto scenico, un vero gioiello architettonico, arricchito dalla sua eccellente acustica apprezzata e resa nota dai tanti musicisti, attori, artisti, a livello nazionale ed internazionale che si sono esibiti in tale contesto.
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Cattedrale di San Venanzio
Le prime testimonianze risalgono al 1160. A causa dei molteplici rifacimenti susseguitesi nel corso dei secoli, l’ultimo degli anni 1607-1617 ad opera dell’architetto urbinate Muzio Oddi, al quale si deve l'aspetto attuale, dell’antica struttura trecentesca rimangono esigui elementi architettonici, come la linea esterna dell’abside ed alcune vestigia di antiche cappelle. Alla destra degli stalli del coro si accede alla “Cappella di S. Lorenzo”, il cui ciclo di affreschi trecenteschi realizzati dall’artista fabrianese Allegretto Nuzi, raffigura storie della vita del Santo.
Dalla sacrestia si accede alla cappella della S. Croce e di S. Giovanni Evangelista, affrescate da Giovanni di Corraduccio e dal Maestro di S. Verecondo. L’interno della chiesa si presenta ad un’unica ampia navata con sei cappelle su ogni lato, ciascuna delle quali ornata da pregevoli stucchi, fregi dorati ed impreziosita da opere dei più celebri pittori del ‘600 quali Orazio Gentileschi con le Storie della Passione, Salvator Rosa con san Girolamo e San Nicola da Tolentino, Giovan Francesco Guerrieri con il San Filippo in estasi, il Puglia con Cristo che intercede per le anime del Purgatorio, Giuseppe Bastiani con il Cenacolo nella cappella del Ss Sacramento e le storie di San Giovanni Battista, Gregorio Preti con Davide e Golia e il Ritorno del figliol prodigo. Nel 1985 l’artista fabrianese Guelfo Bianchini realizza una meravigliosa vetrata raffigurante S.Venanzio che impreziosisce la Cattedrale a lui dedicata.
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Oratorio della Carità
Oratorio della Carità, decorato alla fine del XVI secolo con un prezioso ciclo affrescato, raffigurante le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzato da Filippo Bellini.
Filippo Bellini, di Urbino eseguì i dipinti tra il 1598 e il 1602. Si vede la forte influenza del Barocci, una certa efficacia nella tonalità, nella maniera di tinta e di avvolgimento delle vesti e dei panneggi, negli sfondi trattati attraverso rappresentazione di vicende ed aneddoti, tutto realizzato con lievi e rapidi tocchi e con luci tenui che s’affievoliscono. I soggetti dei 14 riquadri si rifanno a temi tratti dalla Bibbia e dal Vangelo, esemplificando le opere della Misericordia. Sull’altare vi è la tela della Deposizione, consistenza del colore più intenso che nelle pareti murali, le vesti hanno sempre quel colore tenue quasi sbiadito tipico del manierismo del Barocci, con il raffinato cangiantismo dei colori.
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Oratorio di Santa Maria Annunziata del Gonfalone
Qui siamo nella zona della chiesa di San Benedetto e del Monastero Benedettino. La costruzione di questo splendido Oratorio cominciò nel 1610 per volontà della confraternita mariana, obiettivo era quello di creare un luogo di culto che non fosse di meno della Compagnia della Carità che stava mettendo in quegli anni a punto lo splendido Oratorio della Carità. Per costruirlo ci vollero ingenti fondi, il reperimento durò molto, grazie alle offerte del popolo e alle donazioni di mercanti e benefattori si arrivò al suo completamento solo dopo 33 anni.
Quando entriamo rimaniamo subito colpiti da uno scenario che ci coglie sorpresi per la bellezza, soffitto a cassettoni tutto immerso nell’oro e argento nel suo intaglio e lavorazione magistrale. L’autore è Leonard Chailleu, in italiano Leonardo Scaglia, detto il Francese, abilissimo in questo genere di lavori. 15 i cassettoni dove l’Assunzione in Cielo di Maria spicca tra le decorazioni d’oro. Eccoci poi alla tela dell’altare dell’urbinate Antonio Viviani, al tempo artista molto apprezzato anche negli ambienti romani, detto Il Sordo, per via dell’udito che perse in parte causa l’aver troppo lavorato in ambienti freschi e molto umidi. Nel contesto artistico, siamo circondati da un interessante e ricco ciclo di affreschi, 12 tele riguardanti le storie della Vergine realizzate dal Bastari, invece sopra la porta troviamo le Tre Virtù Teologali; la Fede, la Speranza e la Carità, e lo stemma della Compagnia indicato da Papa Gregorio XIII opera del fabrianese Luca Lucci.
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Chiesa di San Benedetto
Le origini della chiesa abbaziale di S.Benedetto risalgono al 1244, quando Silvestro Guzzolini, nobile osimano da pochi anni ritiratosi a vita eremitica, fece costruire una cappella all’interno della città per avvicinare la sua ormai numerosa comunità ai fedeli fabrianesi. Rinnovato e ampliato nel 1290 l’edificio fu riconsacrato a S.Benedetto da Norcia, divenendo finalmente sede stabile di alcuni monaci.
L'annesso monastero ospitava la sede dell'abate generale della Congregazione Silvestrina. Nei decenni che seguirono furono realizzate quelle opere che ancora oggi rendono S.Benedetto molto apprezzata all’occhio del visitatore: si decorarono i pilastri della navata, noti artisti dipinsero le tele e gli affreschi degli altari laterali e grazie anche a famiglie nobili, corporazioni e compagnie religiose il tempio venne riccamente ornato.
La chiesa, ad unica navata su cui si aprono dieci cappelle a pianta quadrata, ricoperta da una volta movimentata da piccole vele ed illuminata da alte finestre, si presenta armonica nelle sue decorazioni ed ospita un congruo numero di opere d’arte di notevolissimo livello ascrivibili ad artisti quali Orazio Gentileschi e il ciclo su Carlo Borromeo, il raffinato pittore veneto tra ‘600 e ‘700 Pasqualino Rossi, Simone De Magistris con il ciclo sulla vita di San Silvestro Guzzolini, Francesco Vanni pittore senese del ‘500, Domiziani, Giacinto Brandi e il Bastiani con S. Omobono.
Interessante è la cripta del 1586 dove si conservano le reliquie del Beato Giovanni Bottegoni, “del bastone” uno dei primi discepoli di Silvestro, ed un vigoroso altorilievo in pietra del XIV secolo che lo raffigura di Martino da Cingoli.
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Chiesa di San Nicolò
La fondazione della Chiesa di S. Nicolò ad opera dei benedettini risale al XII secolo anche se dell’antico edificio non rimangono tracce a causa del terremoto del 1279. La chiesa venne completamente ricostruita a partire dal 1630 su disegno del pisano Michele Buti. Della struttura medievale rimane un affresco di Allegretto Nuzi e un’importante scultura lignea di San Nicola da Bari del ‘300 realizzata dal maestro dei Magi di Fabriano. Nella cappella del Santo, due bei dipinti sulle storie di San Nicola di Gregorio Preti.
L’esterno della chiesa offre una particolare facciata con loggia superiore a tre archi mentre all’interno si conserva una ricchissima collezione di tele manieristiche e barocche con importanti dipinti di Filippo Bellini, di Andrea Sacchi (S. Giovanni Battista), di Giacinto Brandi (Morte di S. Anna), del Giovanni Barbieri, il Guercino (S. Michele Arcangelo) dipinto del 1544 capolavoro, e l’affresco sull’intervento di San Nicola al Concilio di Nicea del Malatesta, che affresca anche la cupola.
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Museo Guelfo
Inaugurato nell’ottobre 2018 nei locali adiacenti la Biblioteca multimediale “R. Sassi”, il museo espone la collezione Guelfo e Marisa Bianchini, donata in questa occasione alla città di Fabriano. Le due sale ospitano le opere dell’artista di origine fabrianese Guelfo (1937 - 1997), al secolo Gaetano Ulisse Bianchini, al quale è intitolato il museo, oltre ad una raccolta di opere grafiche dall’Impressionismo ai giorni nostri.
La sezione che espone le opere di Guelfo, ripercorre alcuni dei temi ricorrenti nella sua produzione artistica, artisti più rappresentativi del Novecento, soprattutto dadaisti e surrealisti (Hans Arp, Salvador Dalì, Joan Mirò, Jean Cocteau, André Masson, Man Ray, etc..). Una particolare sezione è inoltre quella che raccoglie diversi disegni, incisioni e opere di Giorgio De Chirico.
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Zona Conce
È un luogo di incontro, attrazione ed aggregazione e punta alla valorizzazione delle eccellenze. È disponibile al pubblico il Museo permanente, che ospita la Collezione Ruggeri-Mannucci, nata nel 2001 ad opera della Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. La Fondazione, infatti, in virtù della sua mission di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico dell’area geografica di appartenenza, ha deciso di acquisire un cospicuo numero di opere degli artisti fabrianesi del ‘900 Quirino Ruggeri ed Edgardo Mannucci). Fanno parte della collezione sculture, pitture, grafiche e gioielli.
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Giano, la storia di una città lungo il fiume
Janus, Giano il dio bi-fronte, può essere annoverato tra le divinità marine o "acquatiche", secondo una versione del mito sarebbe stato il primo dio di Roma. Il rivo, affluente dell’Esino prende il suo nome e secondo la leggenda lo prende anche il nome della città stessa: Faber-Janus. Per gli antichi, il dio Giano aveva il potere di far nascere all'improvviso dal terreno sorgenti e di sorvegliare tutto ciò che stava all'interno della città, non perdendo però di vista quello che accadeva all'esterno, per questo aveva due facce, col tempo le stesse rappresentarono la saggezza e la conoscenza, sia del passato che del futuro, un dio enigmatico ma dall'elevato culto nell'antica Roma.
Ritornando alla storia del nostro fiume, prima denominato Castellano, poi Giano appunto, dobbiamo fare un flash-back all’anno mille quando le sue acque venivano sfruttate come fonte di energia dalle gualchiere collocate sulle sue sponde. Le gualchiere erano veri e propri siti, edifici dove si fabbricava e produceva la carta. Intorno al fiume sono nate le attività delle botteghe artigianali.
La stessa piazza Mercatale, oggi p.zza Garibaldi era collegata da piccoli ponti al borgo San Nicolò, da qui si dipartiva un’ampia area destinata ad ingrandirsi per accogliere nel ‘300 e ‘400 la prima vera area industriale di Fabriano. Questo era il fulcro delle maggiori attività produttive ed economiche della città: molini, fornaci, cartiere, fucine di fabbri, concerie, tintorie, ecc...
La grande operosità lungo le rive del Giano esaltò la figura del fabbro fabrianese che batteva il ferro sul fiume : faber in amne cudit come è indicato appunto nel sigillo comunale della città del XIII secolo.
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Chiesa di Ss. Biagio e Romualdo
La Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo è una delle più antiche e prestigiose chiese di Fabriano, le cui origini risalgono al XII secolo. Fondata dai monaci benedettini dell’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, la chiesa è stata ricostruita e ampliata più volte nel corso dei secoli. Inizialmente dedicata solo a San Biagio, la chiesa fu in seguito intitolata anche a San Romualdo, dopo che le spoglie del santo furono trasferite qui nel 1481, provenienti dall’Abbazia di Valdicastro.
La chiesa è legata in modo indissolubile alla figura di San Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese e figura di spicco del monachesimo medievale. Nel 1748 fu costruita una cripta sotterranea per ospitare definitivamente le spoglie del santo, luogo di grande devozione per i fedeli.
L’architettura della chiesa, in stile tardo barocco, risale prevalentemente al XVII e XVIII secolo. Il progetto di ricostruzione fu affidato all’architetto camaldolese Giuseppe Antonio Sorattini, che progettò una chiesa a tre navate con una cupola centrale e un’abside semicircolare. Il campanile fu completato nel 1646, mentre la facciata, sobria ed elegante, venne terminata nel 1688 su disegno dell’architetto Francesco di Vittorio Valenti.
Tra le opere più significative all’interno, ci sono gli affreschi della volta del coro, realizzati da Giulio Lazzarelli, e i quadri ottagonali di Pasqualino Rossi che adornano le cappelle laterali. Degni di nota sono anche i dipinti di Giovanni Loreti da Fano e di Francesco Mancini, esposti nelle cappelle minori e caratterizzati da un uso delicato dei colori e una grande profondità spirituale. D’impatto scenico la cupola, affrescata dal Malatesta fine ‘600.
Uno degli elementi più importanti della chiesa è l’organo realizzato da Gaetano Callido di Venezia nel 1791. Questo strumento, di rara bellezza e precisione sonora, è stato recentemente restaurato e continua a essere utilizzato per concerti di musica sacra. Anche il coro ligneo del XVII secolo, con i suoi intricati intagli e decorazioni, rappresenta un altro capolavoro dell’artigianato artistico di Fabriano.
Dopo il devastante terremoto del 1997, la chiesa ha subito importanti lavori di restauro per consolidare la struttura e preservare le opere d’arte al suo interno.




