Il territorio offre numerosi siti di interesse storico e naturalistico. Nel roccioso e rigoglioso Parco della Gola Rossa e di Frasassi, vi è lo spettacolare e scenografico ipogeo delle Grotte di Frasassi. Qui, anche uno dei più suggestivi santuari delle Marche, il tempietto di Valadier e la romanica Abbazia di San Vittore delle Chiuse dell’anno mille.
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Grotte di Frasassi
Le Grotte di Frasassi sono uno dei complessi carsici più spettacolari e famosi d'Europa, un vero e proprio capolavoro della natura nascosto nel cuore del Parco della Gola della Rossa e di Frasassi. Questo labirinto sotterraneo è un mondo a sé stante, scolpito dall'acqua nel corso di milioni di anni, che offre un'esperienza sensoriale e visiva indimenticabile.
Il percorso turistico si addentra in un universo di maestose cavità, la più celebre delle quali è l'Abisso Ancona, così vasto da poter contenere il Duomo di Milano. All'interno, l'aria è ferma, la temperatura costante e il silenzio è rotto solo dal gocciolio dell'acqua, che continua instancabilmente la sua opera di scultura. Le formazioni calcaree, come stalattiti e stalagmiti, prendono forme bizzarre e affascinanti, a cui sono stati dati nomi fantasiosi: le "Canne d'Organo", il "Castello delle Streghe" e la "Cascata del Niagara".
Visitare le Grotte di Frasassi è un'esperienza che va oltre la semplice escursione turistica. È un'opportunità per ammirare un'opera d'arte creata dalla natura, per sentirsi piccoli di fronte a una bellezza millenaria e per riscoprire il legame profondo tra l'uomo e la terra che lo ospita.
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Tempio del Valadier
Nascosto tra le imponenti pareti della Gola di Frasassi, il Tempio del Valadier è un capolavoro architettonico che fonde arte, storia e natura in modo spettacolare. Questo santuario, incastonato all'interno di una grotta carsica, fu commissionato da Papa Leone XII nel 1828 e realizzato dal famoso architetto Giuseppe Valadier.
La sua struttura ottagonale in travertino, in stile neoclassico, contrasta in modo suggestivo con l'ambiente selvaggio e roccioso che lo circonda. Il tempio non è solo un luogo di culto, ma un'oasi di pace e spiritualità, un rifugio che offre al visitatore un momento di silenziosa contemplazione.
Raggiungere il tempio richiede una breve ma suggestiva passeggiata, che si addentra in un ambiente rupestre unico e regala panorami mozzafiato. Il Tempio del Valadier, insieme all'adiacente Eremo di Santa Maria Infra Saxa, è un'opera che testimonia la profonda fede e la capacità dell'uomo di creare bellezza anche nei luoghi più inaccessibili.
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Abbazia di San Vittore
Nel cuore della Gola di Frasassi, in una posizione suggestiva tra le pareti rocciose, si erge l'Abbazia di San Vittore delle Chiuse, un gioiello dell'architettura romanica risalente all'XI secolo. Questo luogo non è solo un monumento, ma un'oasi di pace e spiritualità che testimonia secoli di storia e di arte.
La sua struttura, con la pianta a croce greca inscritta in un quadrato, e l'elegante cupola che poggia su un tamburo ottagonale, rappresenta un raro esempio di architettura romanica in Italia centrale, influenzata da stili bizantini e ravennati. La pietra chiara con cui è costruita risplende sotto la luce del sole, creando un contrasto affascinante con il verde della vegetazione e il grigio della roccia circostante.
L'Abbazia di San Vittore, pur nella sua semplicità, trasmette un senso di armonia e sacralità. L'atmosfera che si respira all'interno è di profonda tranquillità, un invito alla contemplazione e alla riflessione. La sua bellezza senza tempo la rende una tappa imperdibile per chiunque voglia esplorare il patrimonio storico e spirituale delle Marche.
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Monastero di San Silvestro
Breve e panoramico anello intorno a M. Fano, la montagna dei Fabrianesi, meglio conosciuta come San Silvestro e ben raggiungibile in auto, proprio partendo dalla via XXIV Maggio, a ridosso dei Giardini Pubblici, da dove è situato l’Hotel.
Silvestro Guzzolini lasciò Osimo e nel suo peregrinare si fermò prima nella zona della Gola della Rossa in disagevole grotticella sopra il Fiume Sentino, poi ottenne dai Conti di Rovellone (di Castelletta) un posto più adatto: l’attuale Eremo di Grottafucile, dove visse in preghiera dal 1227 al 1231.
In tale anno si spostò a M. Fano ed istituì la Congregazione che prese il suo nome. Dopo varie vicissitudini e trasformazioni l’antico eremo cambiò aspetto fino a diventare monastero, importante laboratorio di restauro libri, istituto per giovani disadattati, centro di ospitalità. Nel posto aleggia comunque quella originaria spiritualità ma sempre più difficile da captare.
Il monastero si trova sulle pendici del Monte Fano a km 7 da Fabriano, a m. 800 sul livello del mare. La sua mole, dalla caratteristica ampia linea curva, si leva a ridosso di Fabriano, fra i monti dell’Appennino umbro-marchigiano. Dalla cima del monte (m. 890) si può ammirare l’alta valle dell’Esino, la valle del Giano, e tutt’intorno una chiostra di monti, verso oriente la catena dei Preappennini, a ponente gli Appennini, verso sud in lontananza le cime dei monti Sibillini. Nella foresteria monastica sono accolti ospiti desiderosi di condividere l’esperienza spirituale della comunità.
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Eremo di Santa Maria di Valdisasso
Siamo a 9 km circa da Fabriano verso la località Valleremita, tra la vegetazione montana c’imbattiamo nell’eremo di Val di Sasso, qui si narra che vi sostò San Francesco nel 1210 nel suo passaggio a Fabriano. Oltre al Santo di Assisi, vi dimorarono San Bernardino da Siena e una lunga schiera di beati.
Nel 1405 l’eremo passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, poi quindi ai francescani, ai frati Minori, il convento divenne nel Seicento uno dei maggiori della regione; oggi il fabbricato, riedificato col materiale di spoglio originale conserva un suo innegabile fascino, anche grazie al forte legame che San Francesco ha avuto con il territorio. L'eremo è immerso nella vegetazione e circondato da un bosco di secolari faggi.
Il Polittico di Valle Romita venne commissionato da Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano amante del bello, lo fece per l’Eremo di Val di Sasso poco dopo il 1405, anno in cui egli acquistò il complesso affidandone la rifondazione ai frati seguaci del Beato Paolo Trinci di Foligno, dell’ordine di San Francesco. Questo splendido Polittico rimase nell’altare maggiore della chiesa fino al 1811, quando con le soppressioni degli ordini religiosi decretate da Napoleone, giunse poi fino alla Pinacoteca di Brera, dove tutt’ora è conservato.
Al centro del Polittico, l’Incoronazione della Vergine, tema canonico dell’immagine mariana, seguendo un’iconografia di impronta veneziana, infatti Gentile realizzò l’opera durante il suo periodo a Venezia. Questa opera fece talmente scalpore e venne apprezzata dalla popolazione di Fabriano, nell’arco dei secoli sarà cantata dai poeti di tutti i tempi; lo stesso Raffaello si recò appositamente in Val di Sasso per ammirarla. Il Polittico è su tempera su tavola, di grandezza notevole 280 x 250 cm firmato nella parte del firmamento “Gentilis de Fabriano pinxit”.Il Polittico è ritornato ed è stato esposto nella sua città Fabriano in occasione della Mostra internazionale del Gentile e l’Altro Rinascimento nel 2006. Attualmente nel sacro tempio è visibile una bella copia del meraviglioso Polittico.
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Monastero della Santa Croce di Fonte Avellana
Tra gli eremi monasteri e le abbazie millenarie che caratterizzano l’Appennino centrale vi è il monastero di Santa Croce di Fonte Avellana. Incastonato in una piccola vallata del Monte Catria, a 700 metri s.l.m. il luogo scelto per l’eremo si trova in un’area boscosa vicino ad una sorgente ed è ricco di alberi di nocciolo da cui deriva il toponimo avellana, a poca distanza dal tracciato della via Flaminia.
È uno dei centri religiosi di prima grandezza delle Marche medievali. La sua fondazione è da riportarsi ad alcuni anni prima dell’anno 1000. I primi eremiti di origine eugubina ispirandosi alla predicazione di San Romualdo s’insediarono nel territorio.
San Romualdo, anacoreta nacque a Ravenna nel 952 d.C., è stato personaggio carismatico e riformatore, abbandonata la natia Ravenna scelse di vivere nella solitudine più aspra esprimendo una forte esigenza di rinnovamento della vita religiosa. Partendo dalla solida regola benedettina fondò una nuova congregazione monastica, i camaldolesi.
Qui, in questo eremo vi giunse Pier Damiani nel 1035, monaco di forte carisma e personalità, in un luogo dove la vita eremitica era in pieno fulgore, disciplinata da consuetudini e riti vicini alla figura di San Romualdo. All’inizio i monaci abitavano in “celle” capanne sparse qua e là attorno alla chiesa, poi al nucleo originario venne edificato il chiostro, voluto proprio da Pier Damiani, la cripta e la sala capitolare.
Pier Damiani considerò Romualdo un vero e proprio maestro, ne scrisse la vita, a lui si riferì Dante nelle terzine del XXI canto del Paradiso nella Divina Commedia. Dante Alighieri descrisse con grande suggestione il sito su cui sorse l’eremo, poi passò a caratterizzare la personalità e la storia di Pier Damiani e per bocca dell’abate cantò la triste decadenza dei costumi monastici dell’epoca sua.
Il Monastero raggiunse una notevole potenza anche economica nel XIII e XV secolo controllando altri tre eremi, 34 tra chiese e cappelle officiate da monaci avellaniti, per poi declinare come altre congregazioni monastiche nel secolo XIX con la soppressione. Solo nel 1935 una comunità di monaci camaldolesi è tornata ad abitare stabilmente il monastero.
Per quanto riguarda l’aspetto architettonico di Santa Croce di Fonte Avellana, la cripta si presenta con un suggestivo ambiente rettangolare, absidato, con volte a crociera in stile romanico. La chiesa fu ricostruita nel 1197, a croce latina con una sola navata, con il presbiterio rialzato sulla cripta e coperto da volte a crociera.
Importante è lo Scriptorium dove abili amanuensi ricopiavano antichi manoscritti e codici arricchendoli di luminose miniature. Gli amanuensi utilizzavano la luce del sole per tutta la giornata sfruttando le alte monofore. Rilevante la Biblioteca che conserva circa 40.000 volumi e preziose e rare edizioni. Nei pressi dell’eremo, vi anche un’antica farmacia ed erboristeria con prodotti preparati secondo le antiche tradizioni monastiche.
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Parco Archeologico di Sentinum e l’abbazia di Santa Croce a Tripozzo
Sentinum è ritenuto uno dei siti archeologici più rilevanti delle Marche. Situato alle porte della città di Sassoferrato, sul versante sud, è costituito da due aree, rispettivamente in loc. Santa Lucia e Civita, divise dalla strada provinciale che conduce a Fabriano, collegate fra loro da una passerella pedonale che confluisce in un ampio parcheggio.
All’interno dell’area è situato il complesso di Santa Lucia del XIII sec., costruito con materiali provenienti dalla stessa Sentinum, destinato a punto di accoglienza per i visitatori.
Tra gli scavi del sito archeologico romano Sentinum è possibile individuare strade romane, cardo e decumano, pavimentum, resti delle terme, mosaici, epigrafi ecc.. L’importanza di Sentinum, citata in tutti i libri di storia, è legata ad una battaglia che fece la storia, che cambiò le sorti e segnò il percorso inarrestabile dei Romani: la Battaglia delle Nazioni. In questo territorio si scontrarono nel 295 a.C. i Romani guidati da Decio Mure sconfisse la lega Gallo-Sannita, con Etruschi, i Sanniti Galli Senoni, i Sabini, i Lucani e gli Umbri. I romani si avvalsero dei Piceni come unici alleati. Fu una battaglia cruenta, durissima, decisiva.
L’abbazia di Santa Croce a Tripozzo è un complesso architettonico appartenente ad un gruppo di quattro chiese datata tra l’XI ed il XII secolo. Tale edificio di culto rappresenta un unicum nella regione, essendo caratterizzato da una pianta a croce greca inscritta: si tratterebbe di uno schema di origini orientali molto diffuso nelle chiese bizantine della Grecia e dei Balcani. Inglobata all’interno del complesso abbaziale, la chiesa di Santa Croce è stata recentemente restituita al suo antico splendore da interventi che hanno riguardato sia il consolidamento statico e la struttura architettonica, sia i restauri degli elementi lapidei (capitelli, paraste) e delle decorazioni parietali.




